*LA REPUBBLICA PARLA DI NOI !

Dopo il bestseller è in arrivo anche il film. A fare di noi delle sferruzzatrici felici ma soprattutto trendy, molto alla moda, giovani, creative, cariche di ormoni. Altro che nonnine sulla sedia a dondolo, sole davanti al camino a fare la calza. Non c’ è malinconia, non c’ è marginalità, non c’ è rassegnazione o rinuncia nel lavorare a maglia, ma tutto il contrario. Ce lo dicono dagli Stati Uniti: knitting is cool! Per le donne ma anche per gli uomini. Esce proprio in questi giorni anche in Italia Le amiche del venerdì sera, il romanzo di Kate Jacobs che ha scalato le classifiche americane. Attorno ai ferri da calza, in un negozietto nel cuore di New York, convergono donne in carriera e severe femministe, signore mature e teenagers intraprendenti. Le lezioni su schemi, aghi da lana, uncinetto lasciano presto spazio a scambi di confidenze e segreti, ad happening collettivi, a lacrime & risate: e quelle che erano semplici clienti si trasformano in vere amiche, unite da un legame che saprà resistere anche ai rovesci, non della maglia ma della vita. Ecco radiografato un tipico knit cafè. Così avvincente, per le storie che vi si intrecciano, che Julia Roberts si è affrettata a comprare i diritti del libro e lo sta trasformando in un film, da lei prodotto e interpretato insieme a Julianne Moore e Winona Ryder: uscirà entro l’ anno. Il lavoro a maglia è stato sdoganato proprio dalle star di Hollywood, da anni entusiaste del loro hobby. Dalla stessa Julia Roberts e da Cameron Diaz, da Sharon Stone e da Sarah Jessica Parker, che si portava dietro ferri e gomitoli anche sul set di Sex and the city. E ancora: Uma Thurman sferruzza fra i platani di Central Park; Catherina Zeta Jones ha sfornato poncho per tutta la famiglia; Daryl Hannah dichiara che «lavorare a maglia è come stare sul lettino dello psicoanalista», Hilary Swank ne loda «l’ effetto relax che rimpiazza lo yoga». Un passatempo che coinvolge, a sorpresa, sempre più uomini, e del tipo non certo effeminato, a giudicare dal loro alfiere, il gladiatore Russell Crowe: «è roba da uomini», si è difeso. Sir Colin Davies, direttore d’ orchestra, si distrae da Sibelius, Mozart e Brahms «lavorando molto a maglia», come ha confidato lui stesso. Dunque fare la calza (che poi non è quasi mai una calza) rilassa, aiuta a smaltire lo stress, favorisce la socializzazione e la libera chiacchiera. è un hobby da praticare in compagnia. Negli Stati Uniti proliferano i circoli «Stich ‘n Bitch», dove gruppi di signore si scambiano segreti tecnici ma soprattutto pettegolezzi. A fondare questi club è stata Debbie Stoller, femminista di terza generazione e autrice di un importante manuale pieno di virtuosismi. Ma il primo bar-da-calza è nato a Los Angeles, in un indirizzo molto elegante, Melrose Avenue, ad opera di un’ affascinante donna in carriera, un’ alta dirigente della Cbs esasperata da ritmi di lavoro troppo frenetici. Quella del gomitolo è diventata una mania, con centinaia di siti specializzati e migliaia di blog a tema. Persino il patinatissimo Vogue ha istituito un trimestrale, Vogue Knitting, dedicato esclusivamente alla maglia, sul cui sito si trovano elaboratissimi schemi da scaricare. Time ha ribattezzato il fenomeno “Knitting age”. Si tenta di dare una verniciatura di glamour a un’ attività che, soprattutto in Italia, può ancora essere percepita come un lavoro di ripiego, imposto in passato dalla società patriarcale. E invece no. E invece è un hobby creativo. Daniela Santanchè giura che è «un metodo infallibile per rilassarsi, un modo per liberare la mente» e ringrazia nonna Fiorenza che le ha insegnato i rudimenti tecnici. Donne, e anche ragazze, che non sono in grado di rammendare un calzino (nessuno rammenda più i calzini) o di attaccare un bottone si scoprano entusiaste del lavoro a maglia, o meglio del knitting, che suona molto meno polveroso. Anche da noi, a partire dall’ anno scorso, si celebra la Giornata Mondiale della Maglia in Pubblico. Ferri esibiti alla luce del sole e non più nascosti nei tinelli. Ad Imola una fantasiosa negoziante, Lorena Minardi, ha coinvolto un centinaio di donne nell’ impresa di creare la sciarpa più lunga d’ Italia: mezzo chilometro, srotolato per le vie cittadine. La stessa signora ha tenuto un corso, nel quadro di una campagna per limitare le stragi del sabato sera, frequentato tutto da uomini, nel bar accanto alla sua maglieria giusto all’ ora dell’ aperitivo. Titolo del seminario: «Se sferruzzo non guido». Dai microfoni di Radio Deejay La Pina ha lanciato un appello: «Uniamo le pezze per il tepore di tutti!». Ha assemblato migliaia di quadratini di maglia e ha realizzato con gli studenti del Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) un «family dress» gigante, dove c’ è posto per tredici persone. La Triennale sta preparando per il febbraio 2009 una mostra sulla cultura del filo e dell’ intreccio. Quanto ai knit cafè ormai non sono più una curiosità. Uno dei più originali è a Verona, dove nella casa di Giulietta si insegnano i punti Aran, simbolo dell’ amore fedele. A Roma fra le luci diffuse del nuovissimo Punto G ci si incontra per sferruzzare sorseggiando tisana. A Milano nello store di Vivienne Westwood in corso Como. In Trentino all’ hotel Krone di Pin; a Merate il martedì sera nella libreria la Cicala ascoltando racconti letti da attori esordienti; a Firenze negli atelier della moda, da Essère per esempio; a Palermo il locale giusto è il ristorante di cucina creativa Volo, al momento dell’ happy hour, il mercoledì. Le tricoteuses compulsive possono farlo anche all’ aeroporto, ma con ferri da calza in bambù così da non incappare nel metal detector. O possono farlo in treno: un apposito corso di maglia si tiene o il mercoledì o il giovedì sul tratto Firenze-Carrara. Seminari vengono organizzati a Milano (Triennale Bovisa), ad Alessandria (da McDonald’ s), a Firenze (Melbrook Store), a Torino (La compagnia del cotone) e in molte altre città. Trento offre uno speciale weekend-benessere a maglia. C’ è anche il charity knitting: quello di “Tricoteuses sans frontières”, che devolvono i loro incassi ai medici impegnati in prima linea. E c’ è il “Knittivism”: ossia lavorare a maglia per scopi politici, l’ attivismo con i ferri da calza: un esempio per tutti il carrarmato rivestito con un patchwork di lana rosa piazzato davanti al Centro d’ arte contemporanea di Copenaghen per protesta contro la partecipazione della Danimarca alla guerra in Irak. Knitta Please invece è una forma di arte da strada nata a Houston: donne di ogni età e professione di notte rivestono di lavori a maglia lampioni, antenne, cartelli, monumenti, anche parti della Grande Muraglia. – LAURA LAURENZI
Giu 17, 2008 - bricolage    4 Comments

PIANTE SOTTO VETRO

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Vere piante verdi, vive e in grado di crescere sottovetro.

Vediamo come si fa: occorre un vaso di vetro dalla imboccatura non troppo stretta e dalla base larga, sono adatti allo scopo le piccole damigiane, i vasi da conserva, le vaschette sferiche dei pesci rossi, i barattoli da cucina o quelli che un tempo si usavano nelle drogherie per conservare dolciumi, purché di vetro trasparente o verde chiaro, qualche manciata di ghiaia o di argilla espansa, qualche manciata di terriccio, alcune piantine (il loro numero dipende dalla grandezza del vaso), scelte fra le seguenti: dieffenbachia, ficus pumila, peperomia, saintpaulia, felci di ogni tipo, capelvenere, kalanchoe, muschio.

Se il vaso ha l’imboccatura tanto stretta da non permettere alla mano di entrarvi servono anche:

-un imbuto fatto con un cartoncino,
-un bastoncino appuntito,
-un grosso tappo di sughero,
-un bastoncino con un anello di ferro ad una estremità.

Per preparare le tue piante in bottiglia procedi in questi modo:
Aiutandoti con l’imbuto di cartone fai scivolare la ghiaia sul fondo della bottiglia. Adesso versa uno strato di terriccio sopra a quello di ghiaia.
Infila il tappo di sughero sulla punta del bastoncino e con esso livella e pressa leggermente il terriccio. Togli il sughero dal bastoncino e con la punta del bastoncino stesso scava nel terriccio tante buchette quante sono le piante che devi sistemare. Adesso è il momento più delicato: quello di interrare le piante.

Sistema una piantina sull’anello dell’altro bastoncino, introducilo nella bottiglia e con pazienza colloca la pianta in una delle buchette appena preparate. Procedi così per tutte le piantine, poi metti il tappo di sughero sul bastoncino appuntito ed usalo per fissare bene le piante e pressare nuovamente il terreno. Infine innaffia delicatamente in questo modo: introduci il bastoncino nella bottiglia, appoggiandolo nella zona che vuoi bagnare e fai scorrere lentamente un filo di acqua lungo il bastoncino stesso.

Le piante in bottiglia hanno bisogno di pochissime cure:

-qualche goccia d’acqua ogni tanto, un po’ di pulizia per asportare le eventuali foglie secche.

Se la tua bottiglia ha il tappo puoi chiuderla: la aprirai solamente quando le sue pareti si appannano, in modo da far uscire l’acqua in eccesso. La cosa a cui devi fare più attenzione è il luogo in cui intendi sistemarle: come tutte le piante, esse hanno bisogno di luce ma devi assolutamente evitare che vengano colpite dai raggi diretti del sole.

Giu 15, 2008 - bricolage    2 Comments

SONO UNA BORSA,NON SONO UNO STRACCIO!!!

che ne dite di farcela noi in casa con le nostre mani?ad13a8896d1413f7bd99607ed5d2c451.jpg

 

Cuoricini verdi sul panno giallo morbido e trapuntato. Capiente, pratica e perfetta per sdramatizzare anche i look più rigorosi. A soli € 8!

Dai lavandini… al sotto braccio bon ton di Milano. Questione di stracci e grande genialata di Craig Bonera, erede di una storica pelletteria milanese. All’insegna del suo mantra “made on the third planet from the sun” Craig ha lasciato l’amor cortese per le borse classiche per dedicarsi alle prime bag hand made realizzate con mociovileda 100%. “Viaggio molto e ogni meta mi regala un’idea – ci racconta Craig – quella delle borse straccio è un dono di Londra e di mia sorella che usa una shopper fatta con stracci da cucina.” E le reazioni? “All’inizio le clienti storcevano il naso. Il prodotto finito ha avuto però un successo inaspettato e una continua richiesta di pezzi anche personalizzati! Tra uno straccio e l’altro s’intravede anche qualche stampa trés chic: ecco anche Audrey Hapburn formato trolley. “La valigia di Miss Hapburn è stata venduta dopo soli 15 minuti di vetrina. Warhol docet.
di D. Capozzo e O. Fontana

Giu 7, 2008 - tricot    No Comments

BICIC LANE TTANDO

Pedalare a filet

Una bicicletta vintage ringiovanisce grazie alla creatività di Alice Tambosi.
Opere come queste raccontano come, dopo un anno, il fenomeno del knitting non si ancora passato di moda… Anzi! Sono sempre di più i giovani artisti (affermati e non) che si cimentano nel genere rinnovandolo per temi, progetti e materiali05bb02ddeab6530ed33b48cb61424fe0.jpg